COGNOME | Casari |
NOME | Adelia |
DATA DI NASCITA | 1/06/1919 |
LUOGO DI NASCITA | Medolla (MO) |
DATA DI MORTE | 5/03/2013 |
LUOGO DI MORTE | Bologna |
STATO CIVILE | nubile | TITOLO DI STUDIO | nessuno |
PROFESSIONE | mezzadra |
APPARTENENZA POLITICA | comunista |
ISCRIZIONE A UN PARTITO | Partito comunista italiano |
ORGANIZZAZIONE SINDACALE | Cgil: Federmezzadri; Camera del Lavoro di San Giovanni in Persiceto |
LUOGHI DI ATTIVITÀ | Bologna, San Giovanni in Persiceto (BO) |
PROFILO BIOGRAFICO Adelia Casari nacque nel 1919 a Medolla (MO) dai mezzadri Agostino Casari e Giovanna Dallolli. La famiglia era antifascista: alcuni zii di Adelia ripararono in Francia; lei subì umiliazioni da parte della maestra poiché il padre non l'aveva iscritta alle Piccole italiane e non conseguì la licenza elementare. Iniziò a lavorare nei campi in tenera età, proseguendo tale attività fino allo scoppio del secondo conflitto mondiale. Da Medolla si trasferì con la famiglia a San Giovanni in Persiceto. Qui, dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943, l'intera famiglia prese parte alla Resistenza: l'abitazione dei Casari servì da base partigiana, Adelia e i fratelli Ivo e Walther furono partigiani nel battaglione Marzocchi della 63ª brigata Bolero Garibaldi, il padre e la sorella Egle collaborarono con il movimento resistenziale ottenendo, dopo la guerra, la qualifica di benemeriti. Il fratello di Adelia, Walther, catturato e imprigionato a San Giovanni in Persiceto dai fascisti, fu consegnato con altri partigiani a un reparto di tedeschi in ritirata e fu ucciso con i compagni a Cavezzo (MO) il 21 aprile 1945. Nel dopoguerra, la vita di Adelia ruotò completamente attorno al suo impegno politico che, maturato durante la Resistenza, proseguì e la spinse ad iscriversi al Partito comunista e all'Unione donne italiane. All'indomani del conflitto, prese parte alle lotte bracciantili della pianura bolognese, e nel 1946 divenne funzionaria della Lega mezzadri di San Giovanni in Persiceto. Nel 1949, fu nominata responsabile della Commissione femminile presso la Federmezzadri di Bologna ed entrò a far parte del Comitato direttivo della categoria. In quegli anni, Adelia sperimentò direttamente la repressione poliziesca contro il movimento operaio e contadino, e i militanti dei partiti comunista e socialista. Nel 1950, dopo aver preso parte ad un corso promosso dal Pci a Reggio Emilia, tornò a San Giovanni in Persiceto e divenne funzionaria della locale Camera del Lavoro, occupandosi in particolare delle questioni femminili. Vi rimase fino al 1953, quando dovette abbandonare l'attività sindacale per gravi motivi di salute, che le impedirono successivamente di avere figli. Un trauma che la spinse a scegliere di non sposarsi e rimanere "indipendente", come lei stessa usava definirsi. Ristabilitasi, nel 1955 riprese l'attività politica all'interno dell'Anpi di Bologna, dove continuò a lavorare a tempo pieno fino al 1965. Nei decenni successivi, continuò la sua collaborazione con l'associazione come volontaria, contribuendo all'organizzazione di numerose iniziative relative alla storia e memoria della Resistenza bolognese. Appassionata di arte e fotografia, fu tra le ideatrici del monumento realizzato a Villa Spada nel 1975, in ricordo delle 128 partigiane bolognesi cadute durante il conflitto. Si spense a Bologna il 5 marzo 2013. |
FONTI E BIBLIOGRAFIA
Fonti archivistiche
Bibliografia
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